Virginio Ferrari. Ombre della sera 1959-2003
Biografia
di Marco G. Ferrari, Fabio L. Ferrari
Traduzione di Elisa Ferrari
Virginio Ferrari è nato a Verona l'11 aprile del 1937, da una famiglia di scalpellini e artigiani. La seconda guerra mondiale lascia un segno indelebile nella sua educazione: suo padre, Guglielmo, è obbligato dal regime fascista a lavorare in un'acciaieria in Germania.
La madre dell'artista, Letizia, avendo perso completamente notizie del marito decide di trasferirsi, con la famiglia, a Colà, un piccolo paese nei pressi del lago di Garda, ritenendo che là i bambini sarebbero stati più al sicuro dai pericoli della guerra. Tuttavia, dopo alcuni mesi, e mentre i bombardamenti americani aumentano, le fatiche fisiche e psicologiche causate dalla guerra iniziano a farsi sentire dalla famiglia Ferrari e Letizia si ammala gravemente. Per questo motivo la madre decide di affidare suo figlio Virginio, il più giovane, a un orfanotrofio presso il quale sperava avrebbe trovato protezione e cure. All'orfanotrofio l'immaginazione di Ferrari si rivela essere la sua più fedele compagna. Lo stesso artista ricorda spesso che, mentre gli altri bambini dell'orfanotrofio ricevevano giochi e regali, a lui che era là temporaneamente, veniva solo dato da mangiare. È per questo motivo che Ferrari inizia a costruirsi da solo i suoi giochi usando fili metallici, frammenti e pietre trovati nei pressi dell'orfanotrofio.
Alla fine della guerra Virginio si riunisce nuovamente alla famiglia a Colà, insieme al padre Guglielmo sopravvissuto all'esperienza tedesca.
Il giovane Ferrari, tornato con la famiglia a Verona, si dedica all'arte dell'intaglio del marmo, lavorando a fianco del padre e del nonno. I metodi di scultura classica che Ferrari studia alla scuola d'arte, vengono messi in pratica nella bottega di scalpellini di famiglia, mentre i Ferrari partecipano alla riedificazione di una Verona devastata. Negli anni seguenti, Guglielmo e la sua famiglia, insieme a molti altri artigiani locali, contribuiscono alla ricostruzione dei monumenti storici della città. Virginio menziona nei suoi ricordi la ricostruzione di ponte Pietra, uno dei più antichi ponti di Verona di origine romana. Aiutando a posare i blocchi di pietra, il giovane Virginio studia direttamente i metodi e lo stile dei Romani osservando soprattutto i moderni artigiani che, nel restauro, riutilizzano le tecniche antiche.
Per gran parte della sua gioventù, Ferrari lavora come scultore in molte chiese e cimiteri di Verona. È consapevole dell'illimitato potenziale che le locali fonderie offrono a un giovane artista che voglia praticare l'arte della scultura e per questo il suo interesse gradualmente si sposta dal marmo al bronzo. Come giovane apprendista negli studi e nelle fonderie d'arte di Verona e Milano, Ferrari incontra personalmente artisti contemporanei come Salvador Dalí, Renato Guttuso, Joan Miró, Marino Marini e Luciano Minguzzi, che influiscono profondamente sulla sua personalità artistica. Anche oggi, le fonderie di Verona hanno fama internazionale per l'eccellenza dei metodi per colare il bronzo, radicati nelle tradizioni del Rinascimento Italiano. Grazie alla precoce scoperta delle tecniche antiche e degli innovativi metodi di scultura, i lavori del giovane Ferrari esprimono sia la padronanza dello stile figurativo, sia l'interesse verso quello astratto e risentono dell'influenza degli artisti internazionali che operano nelle fonderie di Verona.
Dopo essersi diplomato presso l'Accademia Cignaroli di Verona nel 1959, e aver completato i due anni del servizio militare obbligatorio, Ferrari, a soli 25 anni, tiene la sua prima mostra personale a Venezia alla Galleria xxii Marzo. All'inaugurazione della mostra, Ferrari riceve importanti inviti da parte di un gruppo di collezionisti d'arte di New York e Atlanta. Un mese dopo, il giovane scultore s'imbarca per il primo viaggio verso New York con trenta delle sue sculture e un biglietto di sola andata per l'America. Dopo uno sciopero di tre mesi dei portuali, che provoca il blocco delle sculture nel porto, Ferrari riesce a organizzare una mostra a Philadelphia, dove vende metà delle opere in esposizione.
Al ritorno in Italia, Ferrari apprende che i collezionisti d'arte di Atlanta, conosciuti a Venezia, sono tragicamente deceduti in un incidente aereo mentre tornavano negli Stati Uniti. Ferrari, sconvolto dalla notizia, inizia a lavorare a una serie di opere intitolate Volo Tragico (Tragic Flight); una delle sculture di questa serie viene, tra l'altro, donata al Museo di Arte Moderna di Atlanta. I lavori di questo periodo risentono dell'influenza dell'espressionismo astratto, che gli dà modo di opporsi alla tendenza funzionalista del momento e di esprimersi con maggiore libertà.
"Un po' difficile capire - scrive Paolo Cherchi nella presentazione in catalogo della mostra all'Istituto Italiano di Cultura di Chicago nel 1995 - se già in quella prima scelta c'era una consapevole adesione all'arte del mondo americano (l'espressionismo astratto fu soprattutto un fenomeno americano degli anni quaranta e cinquanta), visto che Ferrari si trasferì presto in America e che la sua creatività è da allora, strettamente legata alla cultura americana".
Visita, in questo periodo, numerose mostre in gallerie e musei americani.
Nell'estate del 1963 incontra la sua futura moglie, Marisa Boccaccini, con la quale si sposa pochi mesi dopo, nel 1965, nasce il loro primo figlio Alberto. Ferrari inizia a insegnare al Liceo artistico di Verona.
In questo periodo incontra Albert Pick jr., un ricco imprenditore americano e collezionista d'arte che, dopo aver visitato lo studio dello scultore a Verona, lo invita a esporre le sue opere a Chicago. È grazie a questa amicizia che emigra in America dove entra a far parte di un programma, dell'università di Chicago, come artist-in-residence.
A Chicago, Ferrari aderisce al movimento artistico della Pop Art. Sperimenta materiali diversi, quali pelli artificiali, plastica e alluminio, crea opere nelle quali esprime vivacemente la tensione sociale e la dinamica sessuale degli anni sessanta. "L'imagery sessuale di molti dei suoi pezzi - scrive sempre Paolo Cherchi - non nasce da una curiosità erotica: l'ispira, invece, la ricerca di una funzione primaria della "macchina umana" (i genitali, la goccia di sperma, i labia cunni), il problema del come la vita o l'anima s'attacchi alla materia, di come il filo del rasoio s'attacchi alla lama".
Tra il 1966 e il 1975 insegna scultura presso i Lorado Taft Midway Studios, all'università di Chicago, dove instaura una straordinaria collaborazione con i suoi studenti sviluppando un ambiente di intensa creatività attraverso esposizioni e incontri fra artisti e insegnanti. La sua presenza nel panorama artistico di Chicago si inizia ad avvertire grazie alle commissioni per le sculture pubbliche al Loyola Medical Centre e presso la Northwestern University. In quegli anni all'interno dell'Università di Chicago si sviluppa un grande interesse per la scultura pubblica e molti scultori, tra cui Henry Moore, Giò Pomodoro e Ferrari, installano opere in tutto il campus.
Molto presto, tuttavia, l'università cambia il suo corso e, nel 1974, Ferrari abbandona l'insegnamento accademico: decisione controversa che crea una seria divisione tra gli affezionati studenti e il nuovo orientamento del dipartimento d'arte.
Nel 1969 nasce secondo figlio, Fabio e il terzo, Marco, nel 1974.
La scomparsa del caro amico e mecenate Albert Pick, nel 1977, è un terribile colpo per Ferrari che, nonostante ciò, decide di proseguire con il suo lavoro in America concentrando tutte le sue energie solo nella scultura. Nel 1972, il fratello più giovane di Ferrari, Michele, allora studente di architettura, visita Chicago e rimane, nella città statunitense, per due anni. Insieme i due fratelli iniziano a collaborare a vari progetti: nasce una serie di sculture organiche di ispirazione surrealistica ambientate in parchi e spazi urbani.
Insieme agli architetti K. Schroeder e G. Hinds e al fotografo R. Gordon, Ferrari acquista il "Rowe Building" nello storico distretto di Chicago Printers Row. Ferrari e altri membri della comunità Rowe collaborano strettamente alla ristrutturazione degli edifici allora fatiscenti, realizzando anche una prolifica serie di esposizioni e di installazioni artistiche negli edifici e nelle zone circostanti. L'iniziativa privata determina la rinascita dell'intera area periferica che diventa, in breve tempo, un'interessante zona sia residenziale sia economica.
Nel 1987, Ferrari trasferisce il suo studio a Grand Avenue (nella zona ovest di Chicago), un quartiere abitato in prevalenza da italo-americani e da sud-americani, mentre la sua residenza rimane a Hyde Park (vicino al campus dell'Università di Chicago).
Dai primi anni sessanta in poi, la sua ricerca ha subito cambiamenti radicali; i lavori di Ferrari hanno cercato di partecipare all'ambiente urbano e hanno sollecitato significative interazioni tra l'osservatore casuale e lo spazio circostante. La fondamentale missione artistica di Ferrari, come lui la interpreta, è di riaffermare la dimensione umana nel paesaggio urbano attraverso l'arte. Dopo la realizzazione di oltre trenta monumentali sculture nella sola Chicago, e di molti altri lavori acquistati da musei e collezioni ad Atlanta, Firenze, Guayaquil, Milano, Philadelphia, Los Angeles, Miami, Nashville e Roma, il significato del contributo di Ferrari all'arte pubblica contemporanea appare rafforzato dall'organizzazione di 50 mostre individuali e dalla partecipazione a 150 mostre di gruppo.
Il 2000 segna il ritorno in Italia, a Verona, per brevi periodi di insegnamento e lavoro, dove esegue alcune opere sia per privati (Galleria Direzionale Vasari, Sesto Fiorentino), sia per enti pubblici (Galleria d'Arte Moderna di Verona) Realizza la scultura intitolata La Famiglia per il quartiere "Villaggio dall'Oca Bianca": un gruppo scultoreo formato da sette figure astratte di acciaio satinato che, ispirandosi all'opera del xiv secolo di Nicolò dell'Arca. Compianto, intende celebrare l'evoluzione della cultura italiana e, al contempo, essere una dichiarazione visiva, un omaggio alla storia e un invito alle infinite possibilità del futuro.



