Orizzonti aperti. Da Felice Casorati a Vanessa Beecroft
Presentazione di Giorgio Cortenova
L'epoca che stiamo vivendo non si configura come un proseguimento della precedente, ma nemmeno si propone come alternativa o come affermazione di una qualsivoglia autonomia forte da quella. Essa prende forma soprattutto dalle categorie del tempo, che di fatto costituisce la sua più forte referenzialità.
Post-moderno...post-ideologico.... : sono definizioni, queste, relative non tanto alle tipologie della cosa di cui si tratta, quanto al fatto di porsi dopo.
Dopo la storia? Probabilmente sì. Se per "storia" s'intende una serie di azioni-reazioni tra loro connesse e comunque interagenti su principi dialettici basati sulle differenze o sulle identità e sugli sviluppi consequenziali delle stesse, allora si può ben dire che la storia è finita e che ciò che ancora appare tale è solo l'onda anomala di un fenomeno ormai estinto.
Certo, anche l'uomo senza identità appartiene alla vicenda umana, ma è altrettanto vero che oggi esso agisce quando la storia, che intreccia questo e quello, ha concluso il suo ciclo di perdute illusioni e di relativi traguardi.
La globalizzazione dei linguaggi e delle comunicazioni è ben altra cosa (o ben altra minaccia?)rispetto alla massificazione e ai suoi prodotti. L'uomo del XXI secolo ha per il momento desistito dal pretendere di poter definire il "senso" delle cose del mondo. Forse non si attende più che un "senso" affiori dalla polvere delle cose e dalla realtà frantumata che le coinvolge. Il "senso" affiorerà, se e quando affiorerà; ma intanto le cose "sono" nella loro dispersa relatività e la dialettica sembra annichilita nell'infuriare della "tempesta perfetta", nel nudo incrocio tra il prima e il dopo, tra il "pre" e il "post".
Dopo l'avvento dell'era digitale, dopo la caduta del muro di Berlino e dopo la crisi delle ideologie anche la modernità ormai è divenuta storia. E dopo la modernità perfino il futuro, il leggendario glorioso futuro, è diventato semplicemente o soprattutto un "dopo" carico di enigmi, di sospettati tradimenti, di fascinose istantaneità.
La riflessione dell'arte si rivolge a questo presente iperesteso, a questo futuro contratto, a questo passato che è solo un prima, come un pensiero senza memoria e avaro di sogni.
Questo è il panorama in cui s'inscrivono le forti denuncie delle generazioni apparse "dopo la storia" o quando la storia "stava per finire". Esso è caratterizzato da un intrecciarsi inesausto di linguaggi e di mezzi espressivi. Si tratta di capolavori di grande impatto emotivo e culturale, che non si rifanno alla storia ma la percorrono in lungo e in largo, come si può fare solo se un territorio ha assunto ormai una forma "archeologica" e remota.
Le acquisizioni recenti della Galleria, sono finalizzate a "registrare" i messaggi di una coscienza pronta a denunciare le ipocrisie e le violenze del nostro tempo, a sottolineare le speranze e i sogni repressi: si tratta di un percorso che già oggi rappresenta un riferimento puntuale ed esauriente per il patrimonio artistico internazionale.
Ma la rassegna delle opere in collezione che vi proponiamo non si esaurisce in questo spaccato relativo ai giorni in cui viviamo. Essa si rivolge anche a ciò che abbiamo alle spalle, appunto alla "Storia", a questa "figura" naufragata eppure pulsante nella nostra coscienza, a questa tipologia che appartiene ai cromosomi degli individui e delle società.
Le testimonianze della nostra collezione civica non sono certo prive di capolavori, sia per quanto riguarda l'800 che il '900. In questa occasione abbiamo scelto d'iniziare il percorso di questo settore lungo il confine tra i due secoli, quando entrano in crisi le certezze dello sguardo e si rafforzano le visioni dello spirito e i turbamenti della psiche.
A seguire si potranno ammirare le opere dei maestri italiani attivi tra le due guerre; e poi oltre, in quel clima del Fronte Nuovo delle Arti, prima, e dell'informale poi, che caratterizzeranno le prime stagioni post-belliche. La suddivisioni in sezioni è peraltro logico e cronologico all'incontrario, come avviene nella naturalità del pensiero e dell'esperienza. D'altra parte, se ci si può muovere nel presente e presagire il futuro, la conoscenza del passato si manifesta solo guardando all'indietro e, nel caso, rintracciando nell'oggi le tracce più o meno vitali di ciò che è stato e che continua ad essere.



