Palazzo Forti - Verona - galleria d'arte moderna

  • Italiano
  • English

Mostre virtuali

IL MITO - MARC QUINN
Evento collaterale alla 53. Esposizione Internazionale d'Arte - La Biennale di Venezia

23 maggio - 27 settembre 2009
Installazioni in città. Mostra alla Casa di Giulietta


MARC QUINN Spunti di analisi poetica
di Danilo Eccher

Già i filosofi greci avevano sottolineato l'importanza del linguaggio non solo sul piano della comunicazione ma anche su quella della conoscenza o, come si voleva dire, su quello della verità. I virtuosismi retorici e le rigorosità della logica, hanno poi completato tale percorso intellettuale portando nel secolo scorso, con l'affermazione della linguistica, un nuovo approccio e una nuova consapevolezza all'analisi del linguaggio. E' ovvio che tale processo abbia investito anche l'estetica, definendo una nuova centralità formale che ha facilmente travolto il semplice tecnicismo. Da un lato, si è quindi avviato un vorticoso processo di 'comunicazione' che ha completamente modificato l'approccio all'arte, dall'altro lato, la scelta formale ha sempre più coinciso con l'indicazione di un pensiero, fino a risolvere il piano del significato su quello compositivo. Nel caso di Marc Quinn, si conferma il primo aspetto, cioè un'accelerazione dell'intero processo linguistico nella sfera comunicativa, dando così vita a continui cortocircuiti significanti e giochi metaforici in grado di disorientare le dinamiche conoscitive o di verità.
Si affermano così nuovi territori d'indagine, nuovi orizzonti per sguardi sempre più acuti e curiosi, nuovi panorami che abbandonano la familiarità di percorsi noti per affrontare il lampo dell'incertezza e l'oscurità del dubbio. Emergono piano piano soggetti nuovi di racconti inattesi, figure indefinite di una fabulazione che alimenta continue dissolvenze fra realtà e apparenza, che suggerisce bordi e confini di un'inquietante visionarietà, di una sottile sofferenza, di un segreto dolore.
La malattia è come un luogo di frontiera: non è più salute ma non è ancora morte, è uno stato di battaglia fra forze contrapposte, il terreno di scontro-incontro fra elementi complementari e contrapposti. Marc Quinn ha scelto questo territorio per sviluppare la sua avventura creativa, ha adottato un processo che indaga gli interstizi di uno scontro chiaroscurale dove bianco e nero non vogliono concedere alcuna possibilità. In realtà, in questa ricerca, la malattia è come una sorta di sipario trasparente dove affiorano sagome indecifrabili, confuse figure debolmente percepite nella rincorsa di una recitazione equivoca ed ambigua. E' l'affermarsi di una narrazione vagamente definibile, incerta, una narrazione sfuggente che offusca la propria trama nei continui inciampi interpretativi. Un corteo di ombre tra le quali lo sguardo si perde nell'inutile rincorsa di una riconoscibilità solo promessa. Il racconto di Marc Quinn ha il coraggio di affrontare lo sguardo angosciato della sofferenza e del dolore, affonda nella palude di un'incertezza senza soluzione, nel silenzio di un dubbio senza risposte. Questo bordo sfrangiato, questa nebbia avvolgente, questa indefinibile lontananza, tracciano i contorni di un paesaggio irreale nel quale abita la sua poetica artistica.
Una poetica apparentemente crudele, fredda, distaccata e sospesa in una narrazione che lentamente ordisce la sua trama, che affina i contrasti linguistici, che accende le contraddizioni di un'immagine che tradisce l'orrore del disprezzo e, al contempo, l'estasi di una bellezza sublime.
Se, dunque, la malattia rappresenta l'orizzonte tematico entro cui si articola il percorso della ricerca di Marc Quinn, la bellezza sembra testimoniare l'essenza del suo codice formale. Epifania cromatica, eleganza stilistica, golosa compiacenza visiva costituiscono alcuni aspetti facilmente riscontrabili in opere come i 'Flower paintings', opere accattivanti, vivaci, felici nel loro accavallarsi di colori e immagini. Una gioia pasquale che allude ad una serenità profonda, affidabile, una felicità familiare, caramellosa, una bellezza rassicurante dove l'occhio si abbandona ad una visione senza rischi e pericoli. In realtà sono lavori che mostrano il sorriso quieto della morte, i colori plastici dell'apparenza, le immagini stereotipate di una cartellonistica vuota dove una natura ormai recisa si aggrappa ad una presenza congelata e silente.
L'inganno della bellezza è anche il sogno di una natura violata, modificata e ricomposta secondo un ordine e un'armonia che non teme di svelare il trucco della propria apparenza. L'artista si assume la responsabilità di generare l'apparenza e, contemporaneamente, di svelarne la finzione, di accendere una bellezza indicibile e svelarne la sua mostruosa maschera.
Ancora il bordo, il confine, l'impalpabile sipario di una verità vagamente intuita ma irraggiungibile, l'incerta opacità di una visione che si lascia attrarre o respingere da un'immagine sfacciata di cui perņ sa coglie il carattere deciso. E' l'accenno ad un diaframma visivo che deforma ed esaspera lo sguardo, che impone sobbalzi narrativi, che affonda la figura in un'acida e allucinatoria atmosfera d'irrealtà. L'idea di bellezza s'intreccia spesso con elementi simbolici e invenzioni formali che impongono sussulti interpretativi e sorprese linguistiche spesso insospettabili. E' il caso di opere come Sfinx, dove pare riemergere la complessa ricerca condotta da Baltrussaitis sulle bizzarrie dell'iconografia medievale, dove l'intreccio di linee e forme obbliga la figura a innaturali contorsioni che liberano la fantasia e azzardano il mistero. Eppure, l'affondo alla visionarietà dell'immagine di massa, ai codici visivi della cultura contemporanea, alle sue forme, ai suoi idoli, rimane inalterato. Sembra un percorso strabico: attento al cammino dell'attualità ma, nello stesso tempo, maniacalmente attratto dal raccogliere ogni suggestione storica e colta. Un processo controverso e complesso in cui convivono una dimensione intellettuale, discreta e sofisticata, con un'altra più freneticamente coinvolta nei ritmi di una contemporaneità bulimica. Così, la scelta di Kate Moss come icona di una classicità assoluta, simbolo di una elegante bellezza, pretesto per sorprendenti incursioni simboliche, è, allo stesso tempo, l'immagine di una popolarità contingente, di un'attualità frammentaria e fuggevole.
Da un lato il mistero simbolico di una verità alchemica e misteriosa, dall'altro lato, l'evidenza di un'immagine domestica, riconosciuta, ovvia nella sua familiarità. L'arte di Marc Quinn accentua l'oscillazione fra l'immediatezza di un racconto accattivante e coinvolgente, e la complessità di un simbolismo contorto, nodoso, terribilmente intrecciato con i sussulti di un'attualità tossica. La reazione di Marc Quinn è, ancora una volta, rivolta al corpo del linguaggio, alla sua grammatica, all'essenza del suo vocabolario. Al processo linguistico, Quinn dedica un rapporto particolare, lo fa nell'affondare le mani nel suo corpo, oppure, nel esibire la propria assenza; nel respirare le polveri dei pigmenti e degli inchiostri, come nell'abbandono di un racconto solo abbozzato.
Il suo studio è affollato di disegni, studi, schizzi, progetti, non sembra disposto a rinunciare al ruolo dell'artista 'faber', costruttore; poi, in molte opere compare una manualità esterna, distante, puramente e sterilmente esecutiva. E' un'oscillazione indecifrabile, un'apparente contraddizione, un enigma controverso che esula dal più superficiale piano tecnico per coinvolgere l'intero processo creativo. Non si tratta solo di rispondere a quesiti artigianali bensì affrontare pratiche che interessano le motivazioni più intime del fare arte. Sullo stesso piano si pone anche la questione materica e la sua sottile danza fra il delicato sussurro di un acquarello e l'urlo spaventoso di un supporto organico, fra la familiarità di un classicismo rassicurante e l'angoscioso dubbio di una deriva consapevole. I volti dell'arte di Marc Quinn mutano costantemente nelle smorfie più incredibili, indossano maschere sorprendenti, esprimono le emozioni più segrete. Così, l'utilizzo dei materiali più sconvolgenti come la rinuncia al gesto pittorico sono l'altra faccia di una ricerca che accarezza la classicità del disegno e coniuga la creatività del fare. Eppure, questa risulta un'arte armonica, frutto di una coerenza stilistica che rafforza una solidità intellettuale, un complesso e articolato linguaggio formale che non tradisce mai l'intricata costruzione letteraria che lo sostiene. Un'arte in cui linguaggio e significato, forma e pensiero, s'intrecciano in un racconto che le immagini non sanno esaurire e trattenere.
Nasce in quest'ottica complessa, lungo questi binari annodati, la mostra di Marc Quinn alla "Casa di Giulietta" a Verona: un luogo irreale, fantasioso, dove il 'Mito' della tragedia scespiriana si confonde con la quotidianità di un sogno amoroso, con un'illusione romantica che spinge migliaia di giovani a tracciare i loro messaggi sui muri del cortile in una forma di arte spontanea e incontrollata. Mito classico della Morte e dell'Amore, della Ribellione e della Famiglia, dell'Inganno e della Purezza ma, al contempo, inciampo contemporaneo di una mitologia televisiva, cartellonistica, luccicante in una finzione nota e complice. Simboli e narrazioni si mescolano e si confondono tracciando itinerari contorti, progettando agguati visivi, trappole mentali di un azzardo intellettuale costantemente in bilico, in precario equilibrio sul baratro. Svapora e si confonde anche il confine fra storia e attualità, fra suggestione letteraria e superficialità contemporanea, fra poesia e simbolo. E' l'incanto del Mito, la sua lontananza come la sua presenza, la sua illusione come la sua attualità, a catturare l'intensità di questo linguaggio e a suggerire nuove emozioni e nuovi sguardi. L'arte di Marc Quinn, che la mostra di Verona presenta, è lo straordinario viaggio nelle passioni e nei dolori, negli amori e nelle malattie, nella gioia di vivere e nell'enigma della morte, di una società che ancora fatica a riconoscere le proprie emozioni e le proprie paure, che ancora distoglie il proprio sguardo dalle contraddizioni e dal baratro dei propri errori, che ancora affossa la propria poesia nel cinismo di una realtà contraffatta e plastificata.

Indietro »

© Galleria d'Arte Moderna Palazzo Forti - Volto Due Mori, 4 - 37121 Verona - Tel. +39 045 8001903, Fax +39 045 8003524 | Web agency