Kandinsky e l'anima russa
Uno sguardo sull'arte russa contemporanea
di Joseph Kiblitsky
È difficile mantenersi neutrali discutendo dell'arte russa contemporanea sullo sfondo della varietà di tendenze e di stili dell'attuale arte occidentale. Senza la pretesa di compiere un'analisi artistica esaustiva, in questo saggio vengono messi in rilievo connotati che appaiono rilevanti e distintivi agli occhi di chi è stato partecipe del processo artistico, sviluppatosi tra la fine del XX e gli albori del XXI secolo nell'Unione Sovietica e, dopo la disgregazione di questa, in Russia. Nella sua estensione ancora enorme, nonostante la disgregazione dell'impero sovietico, l'attuale Federazione Russa ha aperto in modo precipitoso, ma abbastanza democratico, all'arte occidentale, estranea e poco prima vietata.
Dopo l'avvento della Perestroika, il processo di integrazione artistica nella cultura mondiale si è svolto in modo quasi indolore e con gioia di entrambe le parti. Dopo poco tempo, una certa reciproca delusione, del resto pronosticabile, ha rimesso ogni cosa al suo posto. La moderna arte figurativa russa, che attualmente può contare su un'acquisita esperienza di dialogo e collaborazione con l'Occidente, si sforza (e con un certo successo, a mio modo di vedere) di salvaguardare la propria eccentricità, quell'identità peculiare determinata dalla sensibilità e spiritualità prettamente russe. Mi pare che in Russia tali qualità vengano associate, da pittori, critici e addetti ai lavori, al pensiero realistico tipico degli allievi dell'Accademia di Belle Arti e di altre scuole russe e sovietiche.
Purtroppo molti, consciamente o più spesso inconsciamente, indossano "paraocchi" protettivi e si allontanano dalla realtà, avvalorando con ciò stesso un'idea personale dell'autocoscienza nazionale. L'arte figurativa russa è ancora abbastanza giovane, e il periodo storico piuttosto ristretto offre maggiori possibilità di indagare i suoi cicli e il suo sviluppo.
La storia ha fatto sì che fino al XVIII secolo in Russia prevalesse una maniera canonica di raffigurazione, propria dell'iconografia bizantina, gradualmente assimilata e adattata secondo la coscienza e il gusto russi. Dopo la fondazione dell'Imperiale Accademia di Belle Arti, a metà del XVIII secolo accanto ai parsuny (raffigurazioni realistiche, elementari e stilizzate, di persone in un ambiente) fanno la loro comparsa grandi quantità di copie e palesi imitazioni di opere di maestri europei e di docenti dell'Accademia. A quei tempi, la Russia stava ancora "scoprendo" timidamente l'Europa, reinterpretando, rielaborando, metabolizzando l'esperienza plurisecolare della cultura europea.
Si cominciò a invitare in Russia, perchè eseguissero commissioni e collaborassero, architetti, scultori e pittori italiani, francesi, inglesi, svizzeri, tedeschi... La concentrazione di esperienze e talenti diede, in un lasso di tempo ristretto, risultati sorprendentemente positivi. Allorchè la capitale della Russia, San Pietroburgo, nel XIX secolo divenne essa stessa parte della civiltÇËǼÇË occidentale, gli artisti russi per la maggior parte erano ormai concretamente orientati alla canonica maniera di raffigurazione sviluppatasi in Occidente. I continui viaggi in Europa e le borse di studio favorivano la loro maturazione e rendevano prossimo l'ingresso nella comune famiglia dei popoli europei civilizzati.
In quel periodo, l'Europa cristiana e illuminista esercitò sulla Russia un enorme influsso, il cui significato a tutt'oggi è praticamente impossibile valutare appieno. Tutto ciò era fondamentale e quasi necessario per la vita culturale della Russia, nonostante la radicale opposizione di alcuni gruppi importanti che respingevano qualsiasi genere di influenza occidentale sulla cultura nazionale. Proprio nel XIX secolo sbocciarono la letteratura e l'arte, e venne confermandosi e rafforzandosi il ruolo di spicco della cultura russa nel mondo, quella cultura il cui fondamento realistico presto si innestò organicamente nell'esperienza della visione del mondo e della scuola del realismo.
Il realismo, non solo come tendenza, ma anche come concezione del mondo, dal XIX secolo si radicò in Russia con tale facilità, che qualsiasi esperimento nel campo dell'arte già allora veniva considerato come un elemento estraneo ed effimero. Perfino il balletto francese, fatto proprio nell'Ottocento, al punto da essere definito oggi "balletto classico russo", non è altro che prosecuzione della scuola realistica e mantenimento della tradizione.
Nell'Accademia russa di Belle Arti ebbe sempre un ruolo particolarmente forte la Scuola di disegno, che formava il talento, il gusto e la visione del mondo di scultori e pittori.
In seguito, qualcuno accusò quel severo metodo educativo di conservatorismo, aridità e parzialità. E tuttavia, a dispetto della dichiarazione ufficiale di fondazione del realismo, all'inizio del XX secolo proprio i pittori russi indicarono nell'astrattismo la via d'uscita dall'ormai angusto spazio realistico. Per quasi due secoli, la Russia ha indicato e dimostrato al mondo la possibilità di coesistenza e reciproca integrazione fra culture, approcci creativi e visioni del mondo. Con la proclamazione del potere sovietico, un pò alla volta qualsiasi genere di sperimentazione nelle arti figurative venne forzatamente interrotto e liquidato. Il potere sovietico capiva e approvava un solo metodo, il "realismo socialista", che esprimeva con chiarezza la concretezza e il materialismo del regime.
Questa definizione indicava il realismo quale stile e forma espressiva del socialismo. Tutte le istituzioni che formavano gli artisti della nuova generazione vennero trasformate in scuole di disegno rigorosamente classiche, sul modello di quelle del XIX secolo. Le biblioteche vennero purgate di tutti i volumi in cui il potere rilevava segni di degenerazione, decadenza o ammirazione per l'Occidente. Per la Russia sovietica, l'Occidente divenne la personificazione di un male nocivo non solo politicamente, ma anche spiritualmente.
Nella coscienza degli studenti entrava sempre e solo l'unica tendenza esistente dell'arte figurativa. La letteratura apodittico-propagandistica, che forniva gli esempi e i modelli di arte sovietica considerati come ideali da imitare, e rimasta nella memoria di molti addetti ai lavori tuttora viventi. L'inizio di un mutamento nella coscienza degli artisti russi contemporanei puo farsi risalire al 1957, quando a Mosca si celebrò l'apertura del Festival universale della gioventù. I visitatori, relativamente poco numerosi, per la prima volta videro in esposizione nella sala del maneggio gli eterogenei stili e tendenze dell'arte figurativa estera, incluso l'astrattismo, allora vietato. Da quel momento in avanti, grazie al contestuale allentamento delle pastoie ideologiche, l'interesse per ciò che accadeva fuori dei confini dell'Unione Sovietica non fece che rafforzarsi. Gli artisti approfittavano avidamente di ogni occasione per ricevere, sfogliare e leggere pubblicazioni aggiornate, in arrivo dall'Occidente, sulle esposizioni dei loro colleghi. Successivamente, una catena di eventi fece sì che, nella cosiddetta epoca della Perestroika, divenisse possibile organizzare mostre di artisti occidentali, in un primo tempo con circospezione, a Mosca, poi via via in altre città. Infine, gli artisti russi ebbero la possibilità di uscire dal paese e di visitare gallerie e musei dapprima nella vicina Europa, poi in Asia e America.
È necessario rilevare come in Russia per molto tempo venisse definito artista professionista solo colui che si era formato al mestiere in scuole speciali. Al termine di un corso di studi artistici, si poteva anche lavorare in un settore diverso da quello per cui ci si era preparati, ma di fatto l'appartenenza alla cerchia degli artisti professionisti era cosa prestabilita. Se una persona, dotata di predisposizione all'arte figurativa, per una qualsiasi ragione non poteva portare a termine un corso di studi artistici, rimaneva per sempre un artista non professionista, un dilettante (nella terminologia ufficiale, un artista indipendente).
Questo è fondamentale per comprendere a fondo la successiva evoluzione dell'arte in Russia. La terribile Scuola di disegno, lo studio della natura, obbligatorio e dettagliato, e i programmi di studio fino a oggi rimasti invariati, richiedono da parte dello studente una mentalità comunque diversa, legata all'oppressione, alla repressione, a un ingiustificato conservatorismo.
Nell'epoca della Perestroika, gli artisti ebbero per la prima volta la possibilità di organizzare mostre collettive, conferenze e azioni artistiche pubbliche, in Russia come all'estero. I galleristi, i collezionisti e i curatori dei musei occidentali accoglievano con enorme interesse e curiosità gli artisti russi che si riversavano in Europa, e subito sfruttarono l'opportunità di visitare in prima persona i loro atelier nell'Unione Sovietica in disfacimento. Talvolta venivano acquistate e portate in Europa raccolte, messe insieme in velocita, dei lavori di quegli artisti russi che si mettevano attivamente in mostra...
Prese il via la commercializzazione vera e propria dell'arte russa contemporanea. Allora, gli artisti ricevevano per le proprie opere delle cifre forfettarie in rubli e in valuta, sulle quali non pagavano le tasse. Un certo gruppo artistico, tradito dall'euforia, si formò un'idea poco realistica di ciò che stava accadendo. La domanda di opere superava l'offerta, ma il vecchio assioma non sempre garantisce il mantenimento di un livello minimo di qualità.
Gli artisti passavano attivamente ad altre tecniche pittoriche, impiegando materiali nuovi e prima inaccessibili, come diverse resine a presa rapida, acrilici ed emulsioni fotografiche. In un modo o nell'altro, la rapidità di lavorazione della superficie di un'opera aumentava, e questo permetteva loro di sentirsi pienamente liberi nella scelta delle tecniche.
Facendo propri i concetti sviluppati dalla critica d'arte internazionale, alcuni diedero dei propri movimenti definizioni amene, ma non sempre precise: concettuale, metafisico, postsurrealista e via dicendo. Le loro opere, non richieste sul mercato interno, benche spesso create appositamente per esso, venivano spedite in Europa da galleristi e mercanti interessati. Per lo più si trattava di opere oneste, ben dipinte: diverse belle scene di genere ispirate alla vita quotidiana, infiniti paesaggi di tutte le stagioni, eterogenee nature morte allestite con fiori e innumerevoli oggetti inutili. Oggetto di particolare attenzione, tra le opere esportate sul mercato europeo, erano schizzi, studi su cartone e perfino grandi tele eseguite dagli artisti sovietici ufficiali, nello stile del realismo socialista, già nel periodo tra il 1940 e il 1960. Fonditori, colcosiani e bambini felici "ingombravano" gallerie e mercati delle pulci di Londra, Parigi e Berlino.
La commercializzazione cominciava a ingranare. Gli artisti provarono finalmente un autentico interesse verso se stessi e la propria attività. Alcuni emigrarono dalla Russia e si stabilirono in vari paesi. Galleristi e addetti ai lavori occidentali, pur provando simpatia per gli artisti russi, attendevano pazientemente un'attiva integrazione nell'arte internazionale, il superamento dell'elemento sociopolitico ed etnografico. Gli artisti di maggior peso fra quelli trasferitisi in Occidente, infatti, ricorrevano a temi e simboli prettamente russi: le kommunalki, la raffigurazione dei vecchi leader del partito comunista, dell'Armata rossa e della pionerija. Gli artisti russi che si sono stabiliti in Europa, per lo più sono rimasti fedeli a un approccio realistico-figurativo e continuano a difendere anche creativamente i loro principi artistici "prestabiliti".
Negli anni novanta, la brama e l'energia di autoaffermazione degli artisti russi si sono rivelate superiori alla curiosità e alle cognizioni su quanto avveniva nel mondo dell'arte europeo e americano. Gli artisti russi che vivono in Occidente espongono in mostre e gallerie, ma tali sporadiche comparse non offrono un panorama globale sui risultati della loro integrazione nella cultura occidentale. Confrontando i "flussi" degli artisti europei chiamati in Russia nel XVIII-XIX secolo e l'immigrazione spontanea degli artisti russi in Occidente nel Novecento, si ricava un quadro incompleto dei portatori delle culture in questione, dall'una come dall'altra parte.
Nell'enorme spazio artistico russo, gli ultimi anni hanno portato un notevole miglioramento delle opportunità creative: la libertà di espressione non e più limitata e svariate risorse tecniche (materiali occidentali, computer e così via) sono ormai accessibili. Quel certo confine tra professionista e dilettante e sbiadito. Tuttavia, esistono ancora difficoltà che influiscono sull'evoluzione dell'arte nel suo complesso.
Le gallerie, situate prevalentemente nelle principali città russe, lavorano e sopravvivono, ognuna avendo fissato una sua linea commerciale nell'ottica della ricerca di potenziali clienti. La classe media non è ancora pronta ad acquistare opere a prezzi che superino le possibilità di uno stipendio medio. Per quanto possa sembrare una ragione di poco conto, anche la tradizionale penuria di spazi abitativi limita, in Russia, lo sviluppo del mercato artistico. In un piccolo appartamento non si può appendere un'opera di grandi dimensioni, ma neppure di medie.
I musei russi espongono di buon grado, in diverse forme, lavori di artisti russi contemporanei: mostre personali, mostre collettive a tema. Si aprono nuovi settori dedicati all'arte contemporanea.
L'esigenza degli artisti russi contemporanei di orizzonti europei e internazionali si sta stabilizzando, nonostante la generale tendenza derivante dalla condizione politicizzata della società, a una certa apatia.
Lo stereotipo relativo all'autoespressione degli artisti russi - la peculiare spiritualità, l'unicità, l'individualismo e la sensibilità - sta diventando comprensibile proprio adesso che la cultura internazionale nel suo complesso si è resa accessibile a uno studio dettagliato e al sospirato dialogo. L'artista russo, come in generale ogni individuo creativo, deve ancora dimostrare quale sia la sua vera collocazione nel mondo e nell'arte contemporanea. Ma, riecheggiando l'adagio secondo il quale una maschera mortuaria eseguita in vita non è autentica, c'è speranza che l'arte contemporanea russa possa un giorno occupare il posto adeguato alla sua dignità, il posto che le compete nella complessa evoluzione internazionale dell'arte.



